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Antonio Santori
La pagina bianca del possibile e del necessario

L'opera poetica

 
 
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Lasciateci tentare di accendere il fuoco,

di agitare il calore che fa aprire d’un tratto, fragorosamente,

la bocca gigante, i denti addormentati nel grande buio,

con le nostre parole,

lasciateci tentare di ridare un senso alle nostre parole

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Biografia

Nato a Montréal (Canada) da genitori italiani, ha fatto ritorno in tenera età nel territorio delle Marche, dove, tra le città di FermoMacerataCivitanova Marche e Sant'Elpidio a Mare ha vissuto per il resto della sua vita.

Laureato in Filosofia presso l'Università di Macerata con una tesi sul linguaggio mitopoietico, è stato docente di Scienze Umane presso i Licei pubblici di Camerino e Fermo e presso la SSIS dell'Università di Macerata. Ha fondato e diretto il Centro Studi "Laboratorio di Poesia della Marca", dedicato allo studio della letteratura europea e attivo dal 1993 al 2007; all'interno del Laboratorio, Santori ha tenuto in questi anni costantemente seminari pubblici e incontri con i maggiori poeti italiani contemporanei.

Attivissimo operatore culturale, tra le sue iniziative si ricordano i "Dialoghi filosofici", incontri pubblici organizzati tra il 1994 e il 1995 nella città di Civitanova Marche, alla presenza, tra gli altri, di Hans-Georg Gadamer ed Emanuele Severino; nonché l'evento internazionale "Europe. Festival delle radici cristiane", realizzato nella Provincia di Fermo tra il 2004 e il 2006. Ha ricoperto il ruolo di Assessore alla Cultura nel comune di Sant'Elpidio a Mare tra il 2005 e il 2007, dopo essersi candidato con una lista civica ("Progetto Socrate") alle precedenti elezioni comunali.

Ha fondato e diretto la casa editrice "L'Albatro Edizioni" (chiusa) e, tra il 1998 e il 2001, il mensile letterario "Laboratorio", una delle prime riviste telematiche italiane dedicate alla letteratura europea contemporanea.

Autore di quattro poemi, la sua opera in versi si caratterizza per un recupero della forma poematica, nella quale l'abbassamento lirico post-montaliano si coniuga con una ricerca sulla parola come simbolo ispirata a Cesare PaveseGiorgio CaproniMario LuziPiero Bigongiari.

È morto nella città di Civitanova Marche, il 30 agosto del 2007, all'età di 46 anni, in seguito a un carcinoma polmonare.

A dieci anni dalla sua prematura scomparsa, oggi più che mai la voce di Antonio Santori, attraverso la sua poesia, continua a parlarci, a interrogarci, a emozionarci. Questo volume raccoglie l’intero corpus poetico di Santori, costituito dai quattro poemi Infinita (la conca) (1990), Albergo a ore (1992), Saltata (1996, 2000), La linea alba (2007). Nel titolo, La pagina bianca del possibile e del necessario, si è voluto sintetizzare, con un verso emblematico dell’autore, l’essenza profonda della sua scrittura poetica che si caratterizza per essere insieme ‘possibilità’ e ‘necessità’ di dialogare costantemente con il mistero che fonda l’esistenza stessa delle cose finite. In effetti, tutta l’opera di Santori può essere considerata come un tentativo di scavalcare l’orizzonte, oltre il quale una alterità fondante chiama incessantemente il poeta per nome. L’opera in versi di Santori si muove sullo sfondo dell’ermeneutica teorizzata da Heidegger e Gadamer, in cui il dialogo del poeta con il mondo prende la forma di un’epica del quotidiano. Il percorso – letterario, filosofico ed esistenziale a un tempo – viene caratterizzandosi come una chiarificazione del ‘volto’ dell’infinito del quale il poeta si pone costantemente in ascolto. Dal principio indeterminato di Infinita (1990) si arriva al volto del Padre de La linea alba (2007). Il tema della ricerca di un senso universale delle cose, un mistero al quale l’uomo cerca di avvicinarsi e che tenta enigmaticamente di decifrare nel suo evento fondativo è il filo rosso che assume, nello svolgimento della sua opera, aspetti diversificati, i quali trovano una sintesi stilistica ed ermeneutica nella ripresa del racconto biblico di Giona, dall’alto valore simbolico e sapienziale, che Santori ripercorre ne La linea alba, suo ultimo testo poetico. In quest’opera colui che scrive, come un cavaliere postmoderno, attraversa un’avventura che è una perigliosa, quanto necessaria, scoperta di un tesoro divino: ossia il dire in versi, assai meglio di quanto non ci dica la vita con ciò che ci succede, il significato del nostro essere qui: “Perché essere in questo luogo / è molto, e certo dire / dove siamo / è il nostro compito”. 

La linea alba

sospesa come un’ombra

sopra il tuo corpo assonnato

(dentro l’acqua), quella

sottile trasparenza

che non si ricorda,

ti muove come un’onda,

come un’alga. Tu

non puoi guardarla…

Saltata. Sono stata

saltata. Una sera

lui parlerà di me,

dirà: peccato, non averla

mai incontrata,

e berrà vino di Francia

dimenticando ancora

la mia vita.

Riderà, raccontando

di altri libri e di donne

perdute nell’Oceano.

Non mi rimpiangerà.

Io che potevo cambiarla

la sua vita.

Mi ha semplicemente

ignorata.

Ha scorso veloce

la pagina accanto

(il viso infuriato)

chiudendo di scatto

il libro pregiato

in cui sono nata.

L’albergo non ha finestre.

Né potrebbe averne,

mi pare.

Percorri da anni

le buie ringhiere

e sali e scendi

gli innumerevoli piani.

L’albergo è a ore

(a minuti, a secondi).

Non vedi anche tu

l’imparziale gestore

che sceglie

nel mazzo di chiavi?

Voce ancora incosciente

voce di puro cadere,

Infinita e immagine.

Voce che ascolta…

Le opere

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